L’antichità

Le prime tracce nell’antichità di insediamenti umani in quello che è oggi il territorio comunale di Bellaria Igea Marina risalgono all’epoca romana. I primi nuclei di coloni-militi giunsero probabilmente sul finire del II secolo a.C., in concomitanza con la costruzione della via Popilia, strada consolare di grande importanza che dall’antica Ariminum (Rimini) risaliva l’Adriatico, passando per Ravenna, fino ad Aquileia.

I coloni nell’antichità, contendendolo al mare ed ai corsi d’acqua, vollero aver ragione di questo territorio in prossimità della costa, a nord di Rimini, selvaggio ed inospitale, fatto di grandi foreste, acquitrini e paludi. Questa via nel medioevo fu poi chiamata Romea perché portava i pellegrini a Roma.


La via Popilia nell’antichità prendeva il nome dal console Publio Popilio Lenate; al settimo miglio correva attraverso un borgo chiamato Bordonchio (da “bordunculus”, piccolo mulo): nient’altro che una stazione di posta per le cavalcature. Infatti, lungo le strade erano collocati alcuni punti per la sosta che si differenziavano in mansiones e mutationes, per permettere ai corrieri, oltre che ai viaggiatori, di muoversi il più velocemente possibile. La mansio era il luogo in cui ci si poteva fermare non solo a bere, a mangiare e a far riposare il cavallo o il mulo, ma anche a pernottare, se necessario.


Tra le mansiones, che in media distavano 15 o 16 miglia l’una dall’altra, c’erano le cosiddette mutationes: serie di punti intermedi per la sosta veloce e rapida, dove mangiare, bere e cambiare cavallo. I corrieri che facevano servizio postale vi potevano lasciare il cavallo o la bestia stanca e averne una più fresca e riposata, il che consentiva di mantenere una buona andatura per altre ore di viaggio.


Molti dei ritrovamenti archeologici provenienti da questa zona si trovano al Museo della Città di Rimini, dove abbondano le testimonianze di sepolcri, riferite, data la loro valenza artistica, a sepolture di personaggi di elevata statura sociale.

antichità
Egnatia Chila, Fulvio Cesari, 2017

Fra i reperti riaffiorati dal terreno spicca lo splendido monumento funerario che ritrae una figura femminile il cui corpo, sinuoso e sensuale, traspare dai leggeri veli in pietra di un abito riccamente drappeggiato. Di lei ci è stato tramandato il nome, Egnatia Chila, ma non il volto, poiché la stele manca di quella parte. Visse probabilmente a cavallo fra il I secolo a.C. ed il I d.C., anni in cui ad Ariminum veniva eretto l’Arco di Augusto e avviato il Ponte poi concluso da Tiberio. Egnatia era una liberta, una schiava che conquistò la libertà. Fu forse uno sposo affranto dal dolore a seppellirla a poca distanza dal luogo in cui la coppia aveva vissuto. Una riproduzione tridimensionale della stele di Egnatia Chila si trova presso il Noi, Museo della Storia e della Memoria.

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Pavimento a mosaico di Bordonchio, 2013

Altri ritrovamenti archeologici come questo suggeriscono che la zona di Bordonchio non ospitasse solo tuguri rurali, ma anche ville patrizie e che la presenza romana seguirebbe di poco la colonizzazione di Rimini.

In effetti, scavi archeologici effettuati in prossimità della Chiesa a partire dal 2010 hanno permesso di riportare alla luce i resti di un vasto complesso residenziale la cui vita si sarebbe svolta dal I secolo a.C. fino al VI-VII sec. d. C., momento in cui l’edificio sarebbe stato abbandonato e spogliato di gran parte dei suoi elementi costitutivi.
La struttura di base, inizialmente, doveva avere dimensioni piuttosto ridotte, per poi ampliarsi in età imperiale quando gli spazi si estesero.

La sua tipologia, in queste prime fasi dell’antichità, apparterrebbe a quella delle tipiche ville rustiche, dedite allo sfruttamento del territorio per usi agricoli e alla riconversione dei prodotti, sia per usi interni alla proprietà che per il commercio.

Attorno al IV secolo, in avanzata età imperiale, il complesso muta i suoi connotati di edificio rurale in residenza di lusso, con la realizzazione di una stanza pavimentata con un raffinato mosaico policromo al cui centro è inserito il volto di una divinità. Dopo questi ritrovamenti, ulteriori indagini hanno consentito di appurare che il complesso residenziale si estendeva anche verso ovest, in direzione della chiesa, dove sono emersi altri ambienti di epoca tardo-romana, sempre pavimentati a mosaico. (Alessandro Agnoletti).


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