Crescite fungine mese per mese

Crescite fungine

Gennaio

In presenza di temperature invernali più miti lo sviluppo fungino è molto più probabile. La pioggia può essere provvidenziale e neppure la neve è una nemica assoluta. Piuttosto l’ostacolo maggiore è, come al solito, il vento freddo (in presenza di maestrale o tramontana prolungati nel tempo c’è il rischio che la stagione fungina finisca del tutto). Anche la neve fine che cade a bassissime temperature può ostacolare la nascita di funghi. Nelle macchie più fitte, ovviamente, certi effetti tendono ad essere smorzati, in ogni modo tutto dipenderà da quanto a lungo certe situazioni avverse si protrarranno: quindi i posti migliori saranno le zone maggiormente riparate. Le macchie costiere, come quelle tirreniche, possono dare raccolti molto interessanti a patto che non abbia imperversato il fastidioso vento del nord. E’ possibile trovare quasi tutti i tipi di Cantarelli, i Leccini, le Morette, gli Steccherini e i Lardaioli. Nelle pinete possiamo trovare anche i primi Pinaroli. Altri funghi presenti sono le specie lignicole come i Pleuroti che nascono in simbiosi di salici, pioppi, olmi, acacie, alberi da frutta, cardi e ferula (una pianta erbacea simile al finocchio selvatico). L’Orecchio di giuda è un altro fungo che attacca i tronchi in disfacimento delle latifoglie, di sambuco e talvolta dei pioppi.

Febbraio

Nell’ultimo scampolo d’inverno è possibile incappare ancora in Pleuroti e Orecchie di giuda. Nelle zone del litorale tirrenico persistono ancora Leccini, Tricolomi, e Cantarelli. In caso di una primavera precoce, verso fine mese, possiamo già imbatterci nei primi Marzuoli nei posti in cui la neve si è appena sciolta e dopo abbondanti piogge che devono bagnare il terreno: l’habitat ottimale è costituito dai boschi misti a faggio e abete bianco o pini. Nascono tra le foglie bene in profondità, vicino a tronchi caduti marcescenti oppure sotto gli abetini bassi. I Marzuoli sono difficili da distinguere per un occhio poco allenato: è possibile girare a lungo senza trovarne traccia e improvvisamente incappare in una numerosa nascita tanto da riempire il canestro in un punto solo del bosco. Sotto i pioppi ed i salici che costeggiano le rogge, i canali ed i fossi si possono incontrare dei deliziosi Pioppini, a patto che il clima sia mite. Invece se la temperatura è davvero benevola, nelle zone costiere possiamo trovare i Prugnoli, le Verpe e qualche Spugnola nera. Altro fungo invernale è la Flammulina velutipes che prospera sugli alberi deboli o malati, ma essendo saprofita attacca anche i legni morti d’olmo, pioppo, salice e sambuco.

Marzo

È il mese in cui la natura riprende la sua attività dopo il periodo invernale; nelle zone litoranee ciò avviene in modo ancor più accentuato: il caldo si fa sentire e le precipitazioni non mancano. I Prugnoli cominciano a spuntare tra i biancospini, le rosacee e nei prati dove il verde dell’erba è più cupo, formando i cosiddetti “cerchi delle streghe” dalla forma circolare o nascendo a zig-zag dove l’erba è rigogliosa. Nel corso della primavera le nascite di Prugnoli saranno diverse. Se il “cerchio spia” è lontano da arbusti o alberi invece dei Prugnoli potremo imbatterci nelle Gambesecche. Nei valloncelli a basse altitudini possiamo trovare le Verpe (o False Spugnole) che anticipano, appunto, le Morchelle: si possono trovare nelle vicinanze dei fossetti che attraversano gli avvallamenti. Le prime Verpe sono abbastanza difficili da scorgere, ma una volta captato il segnale, conviene perlustrare con molta attenzione la zona di ritrovamento, quasi sicuramente ottenendo ottimi risultati. La prima regola è osservare il boschetto da lontano, soprattutto nei punti in cui svettano i pioppi più alti. Può facilitare l’avvistamento di queste specie fungine far abituare l’occhio al colore bianco dato che vedere i cappelli è molto difficile. In seguito, o insieme alle Verpe, spuntano le Mitrofore che spesso danno l’illusione di aver trovato le pregiate Spugnole. Le zone migliori sono quelle sabbiose nelle vicinanze dei corsi d’acqua, persino i corsi molto piccoli. L’habitat ideale è quello del pioppo, ma molo validi risultano anche i frassini e le vigne. L’olmo può essere un ottimo compagno per le False e le Vere Spugnole. Fra i ceppi di varie latifoglie lungo gli argini in pianura (ancor meglio in presenza di terreno sabbioso), quando il clima è precocemente mite, possiamo raccogliere moltissimi Pioppini e Famigliole gialle, oltre a qualche ultimo esemplare dei Pleuroti. Il re del mese di marzo è però il Marzuolo o Dormiente che possiamo rinvenire sotto al pino laricio, al misto faggio-abete bianco e non è raro trovarlo anche nei castagneti di media collina sempre piuttosto interrato. Le Spugnole nere per crescere impiegano una ventina di giorni se non ci sono difficoltà climatiche, se il calore e l’acqua sono sufficienti la possono farsi trovare anche ai primi del mese, altrimenti possono attendere buone buone il momento giusto. Le prime Morchelle nere amano le dune costiere più alte e le frasche di erica più folte dove potersi riparare dall’aria fredda, oppure in mezzo a una radura battuta dal sole a patto che il vento abbia lasciato una certa tregua. Dobbiamo cercare sotto l’erica o il ginepro, anche nelle pinete e nelle leccete. Raramente possiamo trovarle sulle dune prive di arbusti coperte solo da pianticelle erbacee perché la Morchella si può comportare sia da simbionte sia da saprotrofo. Sul mare le nascite sono estremamente brevi e se non azzecchiamo il momento giusto rischiamo di rimanere a bocca asciutta, soprattutto se spira un fastidioso vento. Molto raramente possiamo, in questo periodo, rinvenire anche qualche Spugnola gialla.

Aprile

Le specie fungine non sono moltissime in questo mese, però tutte di un certo rilievo. Continuiamo con il Marzuolo sempre negli abeti bianchi, nei faggi e nei castagni (ancor meglio il misto). I Prugnoli raggiungono la loro massima espansione proprio in occasione della ricorrenza del 23 aprile (giorno di san Giorgio: da cui anche il nome volgare Fungo di san Giorgio): in annate adatte, di acqua abbondante, si verificano in questo periodo più buttate consecutive. Si possono trovare ovunque ci siano arbusti di pruno, rosa, biancospino, piantine di fragole, sia in pianura (anche nei giardini) sia nei pascoli alpini. Se non conosciamo zone in cui spuntano dovremo cercare nelle terrazze erbose di media collina che grazie ai ricami dell’erba (zig zag e cerchi delle streghe) fanno la spia su questo fungo. Attenzione a non rovinare il micelio con la troppa pressione esercitata laddove nascono: così potremo tornare a raccoglierli l’anno successivo, dato che il Prugnolo è un fungo che rispetta molto le stazioni di crescita. Occasionalmente possiamo incappare anche in qualche Porcino Rosso (Boletus Pinphilus, resistente alle temperature più basse e che sboccia per primo) e se la stagione è estremamente favorevole, soprattutto nei boschi di castagno possono spuntare i primi Estatini nei luoghi più soleggiati. Molto buone anche le rive sabbiose di rogge e canali dove possiamo trovare farnie, querce o tuttalpiù rovere (alberi simbionti con il Porcino) che possono regalarci incontri interessanti anche con i Pioppini. Vera regina del mese di aprile è però la Spugnola gialla che sostituisce la Morchella nera di solito più precoce. In questi periodi saranno abbondanti dopo i temporali: la nera dovremo cercarla sotto l’erica nelle pinete sabbiose, in compagnia dei pioppi, mentre le gialle saranno più frequenti nelle sabbiaie dei grandi fiumi di pianura, compresi i campi di pioppi coltivati. Più avanti con la stagione, per trovarle dovremo salire di quota ispezionando olmi e frassini. Se il clima è più mite allora dovremo salire ancora fino ad arrivare ai 1000 mt ed oltre, cercando nei margini dei torrenti dove spunta l’aglio ursino a patto che siano presenti frassini.

Maggio

È un mese molto prolifico, anche se di transizione, in quanto convivono specie primaverili come Spugnole e Prugnoli con specie estive-autunnali come i ricercatissimi Porcini. All’inizio del periodo troveremo i Boletus pinophilus e i Boletus æstivalis soprattutto nelle zone collinari con castagni vecchi: quindi concentrarsi sulle zone più aperte. Qui li troviamo insieme alle prime Russole (di solito la Russula vesca) che segnalano l’imminente probabilità di trovare qualche bel Porcino che ha sfruttato in modo migliore la luce filtrata tra i rami e le foglie. Altri segnalatori sono l’Amanita rubescens e l’Amanita vaginata che possono comparire ad inizio mese, ma solitamente più verso la fine. Se l’umidità è elevata anche i primi Finferli dei castagni posso fare capolino, mentre nei mirtilli potremo trovare i Rossi e nelle radure potremo scorgere i primi Fioroni. Attenzione però: i primi Porcini sono come meteore, durano molto poco; quindi se ci troviamo nella zona giusta il fattore tempo è determinante. Molto validi i prati e i pascoli soprattutto in quota (dagli 800 ai 1300-1400 mt) in cui potremo scorgere i Prugnoli e le Gambesecche. In caso di presenza di frassino, nelle radure erbose e ai bordi del pascolo e/o prato potremo trovare le ultime Spugnole gialle nella prima parte del mese, mentre in quota ci saranno le Morchelle nere tra le radici affioranti degli abeti, nei pressi dei ruscelletti dove ci sono accumuli di tronchi tagliati e piccole rocce. Ottimi anche i parchi incolti in collina e pianura che dopo abbondanti piogge potranno far fiorire Gambesecche e deliziosi Coprinus comatus. Sempre nei prati possiamo trovare il Lyophyllum decastes di solito in gruppo mentre nei prati più “grassi” la Vescia gigante e la Calvatia utriformis la fanno da padrone. Spostandoci nelle pinete avremo la possibilità di incontrare i primi Pinaroli in discreti gruppi che però vengono invasi presto dai vermetti. Le fitte foreste di abete rosso possono ospitare deliziose Spugnole nere nei luoghi aperti, lungo le rive dei torrenti, negli spiazzi dove c’è legna tagliata. Nelle faggete miste a frassini invece, sempre lungo i valloni percorsi da torrenti, nasce la Spugnola gialla in prossimità dei tronchi.

Giugno

Il re di questo mese è sicuramente il Porcino d’estate, detto anche Fiorone: è il più profumato e saporito dei 4 Porcini, anche se è quello meno pesante. La prima buttata, verso la fine di maggio-primi di giugno, produce esemplari di qualità inferiore, spesso con larve, screpolati e che si conservano pochissimo. Con la seconda buttata, invece, l’Estatino raggiunge il top, verso la metà del mese. Va cercato nei punti più aperti e ariosi come sentieri, radure e margini dei boschi. Ideali, quindi i vecchi castagneti, le marronete con l’erba rasa, dove la presenza di Porcini è annunciata dal Prugnolo d’estate, ottimo fungo sia come “spia”, sia da consumare; qui incontriamo anche le prime Russole (Russula vesca e Russula cyanoxantha). Anche il Porcino rosso in giugno continua a nascere: è più resistente alle basse temperature anche se meno saporito e profumato dell’Estatino. Possiamo trovarlo sempre nei castagneti di media altitudine e coltivati, molto spesso in mezzo al mirtillo nero oppure, a volte, nel brugo o sotto l’erica. Dato il normale aumento di calore la nascita fungina si sposta verso altitudini più fresche, quindi sale verso i 700-800 mt dove troviamo la Russula romellii sconsigliata ai meno esperti, l’Amanita rubescens e l’Amanita vaginata. I punti migliori saranno sempre quelli scoperti ed assolati tranne che per la ricerca dei Cantarelli che prediligono l’ambiente molto umido (quindi nei canaloni, dove abbonda il muschio). Le querce in giugno, di solito, non sono molto produttive: comunque conviene sempre dare un’occhiata nei punti più ripidi, proprio ai bordi dei boschi di castagno. Verso la fine del mese, con l’approssimarsi del caldo, conviene salire ancora fino e oltre i 1000 mt nelle faggete, dove potremo trovare i Porcini e gli Imbutini. Nei boschi di abete rosso, invece, inizieranno copiose buttate di Imbutini e i primi Pinaroli, mentre lungo i ruscelli tra abeti e larici possiamo trovare ancora qualche Spugnola nera, oltre che i Prugnoli nei prati. La Mazza di tamburo comincia ad apparire: ubiquitaria (assai comune in boschi di vario genere e in radure prative o boschive), può trovarsi numerosa fino a dicembre se le condizioni climatiche lo permettono. Interessanti da ispezionare anche i carpini, spesso associati a querce, alberi spesso ignorati dai fungaioli, ma capaci di produrre in zone ristrette, bollate anche di 20-30 esemplari di Boletus æstivalis.

Luglio

Sotto i pini spuntano i primi Pinaroli, e c’è da prestare molta attenzione anche agli acquazzoni soprattutto nelle zone aperte con leggeri declivi che possono fruttare incontri molto interessanti in tutti i boschi. Sono nascite sporadiche e molto brevi. Nella seconda metà del mese, di solito sotto i faggi e castagni coltivati, possiamo imbatterci in esplosioni vere e proprie di Estatini e di Boletus regius: specialmente nei luoghi aperti li troviamo a gruppetti. Ad inizio mese, invece, il castagno offre le ultime buttate: infatti quando cominciamo a trovare soggetti vecchiotti è il caso di dedicarci alle faggete o alle abetaie dove è possibile trovare vere e proprie esplosioni di Boletus æstivalis a patto che sia piovuto e che il vento non abbia asciugato il terreno. Il Boletus æstivalis ama il caldo, quindi vanno esaminate le zone più soleggiate (è consigliabile ispezionare accuratamente i bordi del bosco e lungo i sentieri): ottime sono le radure a pendenza minima dove la poca acqua può infiltrare. In caso di pioggia scarsa la ricerca dovrà indirizzarsi nei canaloni più riparati dal vento. Intorno ai 1300 mt d’altitudine le nascite possono protrarsi per giorni, sono quindi da considerare le vallate soggette a temporali pomeridiani che con la poca pioggia continuano a bagnare il terreno. Nemico giurato il vento: se durante una perlustrazione troviamo Estatini in presenza di forti folate di vento (ancor peggio col cappello screpolato) è molto probabile che la nascita si blocchi. Altri funghi che proliferano nei castagni a luglio sono le Colombine (Russula vesca, R. cyanoxantha, R. aurata e R. virescens), e ancor di più nei faggi. I Cantarelli vivono bene in simbiosi con molte specie arboree e con l’aumentare della temperatura appaiono in zone a maggiori altitudini (vivono ottimamente nelle faggete). Sbocciano numerosi dopo abbondanti piogge nelle zone umide, ricoperte di muschio, lungo i ruscelli, i valloncelli ombrosi delle latifoglie e sotto il fogliame. Inizia a comparire anche l’Ovolo Buono soprattutto nei boschi di querce e roverelle dopo piogge non troppo intense; anche il castagno offre un ottimo habitat specialmente per Ovoli di taglie maggiori. Dovremo ispezionare le zone lontano dai tronchi perché tende a nascere lontano dal micelio centrale: per questo le pietraie possono dare esiti molto fortunati. Interessante per l’Ovolo anche la macchia mediterranea. Nei prati ci potremo imbattere in numerose Gambesecche nei “cerchi delle streghe”; altri funghi di questo periodo sono le delicate Amanite mangerecce (A. vaginata, A. crocea, A. fulva, A. umbrinolutea, A. submembranacea, ecc.) ottime anche da conservare sott’olio. Se le condizioni atmosferiche lo permettono sarà sempre possibile trovare in quantità la Mazza di tamburo in vari tipi di bosco e/o di radure.

Agosto

“Agosto, fungo mio non ti conosco”. E’ una massima che molto spesso risulta validissima, ma se piove… allora dopo una decina di giorni possiamo assistere a delle esplosioni nel vero senso del termine. Una zona sempre da considerare è in quota, oltre i 2000 mt, dove le condizioni del tempo variano frequentemente ed è sempre possibile assistere a precipitazioni brevi e violente. Quindi ci dedicheremo alle abetaie molto alte, dove abbondano sassi se non addirittura i massi che accumulano e distribuiscono il calore. In ambienti simili la nascita del Boletus edulis può durare anche due settimane; interessantissime sono anche le querce (dove in agosto altrove non nasce niente): qui possiamo trovare esemplari di Porcini neri o Ovoli Buoni. L’unico problema è che in questo mese le fungate sotto la quercia durano pochissimi giorni. Nelle zone dell’Italia centro-settentrionale molto interessanti sono le faggete oltre i 1000 mt di quota dove possiamo incontrare Porcini, Russole e grossi Galletti. Nei boschi di abete rosso delle zone appenniniche vale sempre la pena di dare un’occhiata.

Settembre

Ecco il “mese da funghi” per antonomasia. Possiamo assistere a nascite di numerosissime specie e in ogni tipo di bosco anche se non in contemporanea. Se le piogge saranno state scarse è possibile che i funghi nascano a quote elevate in luoghi sufficientemente umidi. I Porcini di ogni genere sbocciano ovunque: nei boschi di abete rosso soprattutto il Boletus edulis, tra il muschio, sotto il letto di aghi, le radici, e in prossimità del mirtillo. Nel muschio troveremo anche Cantarelli (i migliori sono quelli di abete) ottime pure le Russole. Nei faggi a settembre possiamo trovare habitat adattissimi al Porcino; in caso di raccolte scarse dobbiamo cambiare sempre zona risalendo o scendendo di quota, oppure spostandoci in boschi più aperti, dove gli alberi sono più radi e predominano le piante giovani. Qui possiamo incappare nelle fungaie dove i Porcini nascono in gruppo. Nei canaloni umidi possiamo trovare Cantarelli e anche Porcini nei momenti in cui il bosco risulterà piuttosto secco. Anche gli Steccherini si mostreranno numerosi, spesso nelle vicinanze dei Cantarelli. Il castagneto ospita tutte le specie di funghi soprattutto verso la fine del mese, ma può capitare di trovarne anche all’inizio: soprattutto splendidi esemplari di Ovoli. Splendidi Porcini neri faranno capolino nei sentieri dei castagneti, oltre ai Boletus regius in attesa delle altre specie di fine mese. In caso di piogge non troppo abbondanti faranno capolino anche gli Ovoli Buoni nei boschi di cerri e roverelle e in quelli di castagno, sporadicamente anche presso carpini e noccioli: piante adattissime, invece, al Porcino nero. Dalla fine del mese è possibile cominciare a reperire i Sanguinelli nelle pinete o nelle abetaie; secondo un ordine di bontà, in genere consolidato, abbiamo: L. sanguifluus presso i boschi asciutti e termofili di pini; Lactarius deliciosus presso pini, in boschi asciutti, da quelli termofili fino a quelli mediterranei, L. semisanguifluus nei boschi submontani asciutti di pini silvestri; L. salmonicolor presso gli umidi boschi montani di abete bianco; L. deterrimus nei boschi umidi di peccio (o misti). La Mazza di tamburo sarà in genere sempre presente in boschi o radure. Si può iniziare a trovare da fine mese anche la Trombetta dei morti.

Ottobre

È il mese migliore per gli Appennini, anche se le nascite sono meno frequenti e meno lunghe. I primi boschi a gettare la spugna sono quelli di abete; se la temperatura non si abbassa troppo le faggete possono dare ancora molti frutti fino a metà mese e oltre. Per i Porcini le zone migliori sono quelle non troppo alte o poco distanti dal mare; nelle querce nascono ancora bellissimi Porcini neri, soprattutto dove il sottobosco sarà caratterizzato da pietre e sassi. Molto buoni gli spazi aperti, ancor meglio se in presenza di ginepri. Nei castagneti possiamo scovare ancora qualche Estatino che non crescerà nel fitto del bosco ma sui bordi del bosco stesso. Un ottimo accorgimento è quello di setacciare attentamente il perimetro del bosco, rimanendo sul limitare se non addirittura decisamente all’aperto. Saranno molto redditizie anche le radure e gli spiazzi tra gli alberi, ancor di più se ha piovuto da poco dopo un certo periodo di siccità, dato che le specie termofili possono sfruttare al meglio la pioggia e i raggi del sole. Perfino l’Amanita Cesarea potrà nascere ancora, specialmente se la temperatura del terreno rimarrà piuttosto alta. Ottimo periodo anche per il Chiodino e le altre specie lignicole, oltre che per i Cantarelli, le Russole e gli Steccherini. Presenza costante, se le condizioni meteorologiche lo permettono, delle Mazze di tamburo. Le Trombette dei morti sono al loro apice che continuerà anche in novembre. Per i Sanguinelli, negli habitat visti per il mese di settembre, è questo il momento migliore con numerose e estese fungate. In ottobre (e in genere in autunno anche inoltrato) possiamo trovare i deliziosi Cimballi: non ubiquitari, occorre conoscere i posti e le località (in genere tenute ben segrete…) dove è nota la loro presenza: si cercheranno dopo abbondanti piogge, e si potranno trovare isolati o in gruppi di numerosi individui (anche subconnati) disposti in circolo o in file, tra l’erba (siti erbosi o prossimità di boschi) o nei rovi, al limite dei prati e nelle radure boschive di latifoglie. Possono formare i cosiddetti “cerchi delle streghe”, talora di considerevole ampiezza.

Novembre

Purtroppo a novembre il Porcino è piuttosto raro al nord mentre al centro, a parte qualche Pinicola, non rimane molto. Le faggete tendono a non produrre più, invece la macchia mediterranea può regalare ancora qualche esemplare di Porcino nero oltre alle Morette. Presente e numerosa nei boschi collinari di latifoglia e di aghifoglia la Trombetta dei morti. Anche per i Chiodini può trattarsi di un ottimo mese, così come per i Sanguinelli. Può continuare anche in novembre il momento magico dei Cimballi. Nei boschi costieri di pini abbondano Finferli, Morette, Pinaroli e Lardaioli e, sebbene più sporadiche che nei mesi precedenti, le Mazze di tamburo. Comunque dipende molto dalla temperatura del terreno durante la notte: nel caso sia ancora abbastanza alta potranno verificarsi sporadiche nascite anche di Boleti.

Dicembre

Non è un mese morto come si potrebbe pensare: rimangono da ispezionare le pianura, le pinete di media collina e i litorali marini. In pianura qualche Pioppino può sempre nascere sui tronchi degli alberi o sulle ceppaie rivolte verso il sole. Nei litorali marini, presso le dune costiere, possiamo trovare tra gli avvallamenti che portano al mare, oltre ai Pinaroli, degli splendidi Ovoli bianchi sotto la sabbia. Nelle pinete miste a leccio potremo scorgere colonie di Morette e Finferli oltre ai Leccini. In presenza di cipressi e pini potremo scorgere Cantarelli, Morette e Pinaroli. Nella macchia mediterranea, tra i lecci nascono ancora Leccini, Mazze di tamburo, Trombette dei morti e Lardaioli. In questo periodo dobbiamo sempre prestare particolare attenzione alla tramontana: se soffia troppo a lungo la crescita si ferma e fino a marzo non se ne riparlerà più.

Guida a cura di Meluzzi Alessandro


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