L’effetto albedo ed il potere riflettente della neve

Con termine effetto albedo si definisce la capacità di una qualsiasi superficie di riflettere le radiazioni solari (potere riflettente) e quindi la frazione di luce o, più in generale, di radiazione incidente che è riflessa in tutte le direzioni. L’esatto valore della frazione dipende dalle caratteristiche del materiale riflettente (natura, geometria, rugosità, colore) e dalla lunghezza d’onda della radiazione considerata.

L’albedo è massimo, cioè con valore pari 1(100%), quando tutta la luce incidente viene riflessa mentre è nullo, cioè con valore 0 (0%), quando tutta la luce viene assorbita.

Superfici bianche capaci di riflettere totalmente le radiazioni avranno un albedo massimo (anche se in natura non esiste qualcosa di perfettamente bianco) mentre quelle nere capaci di assorbire totalmente le radiazioni avranno un albedo nullo (in natura riescono a fare ciò solo i buchi neri nello spazio profondo).

Non per caso il maggiore effetto albedo osservato sulla Terra è proprio quello prodotto dalla neve fresca, circa 0,9, il cui colore bianco brillante gli permette di possedere un altissimo potere riflettente. Quando il manto nevoso è fresco e piuttosto spesso e uniforme questo è in grado di riflettere il 95/97% della radiazione incidente che viene diffusa in tutte le direzioni. 

E’ per questo motivo che il ritorno del sole poco dopo una bella nevicata con accumulo al suolo può quasi accecare i nostri occhi a causa del riverbero della coltre bianca.

effetto albedo

Durante le ore notturne, in presenza di neve al suolo e di cielo sereno (con la luna, preferibilmente piena) si osserva un aumento della luminosità dovuto sempre al potere riflettente del manto bianco che riflette la quasi totalità della  luce lunare.

effetto albedo

Infine durante una notte nuvolosa in un ambiente cittadino prevarrà una tonalità di luce calda, rossastra, dovuta alla riflessione da parte della neve della luce proveniente da fonti luminose artificiali (lampioni).

effetto albedo

Articolo a cura di Paolo Vincenzi


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