Le grotte di Rimini

Le grotte di Rimini e Covignano, tra miti e realtà

Grotta dei Romiti

Le Grotte di Rimini – In pochi sanno che nel sottosuolo riminese si sviluppano una serie di grotte lunghe chilometri. Alcune sono famose, come quelle di Onferno, Mondaino, Saludecio e di Santarcangelo, ma in pochi conoscono quelle di Rimini.

Leggenda narra che queste grotte furono scavate da un’oscura congrega di “Frati Bianchi” per celebrare riti cruenti e blasfemi e nascondere un “Tesoro Maledetto” ancor oggi sepolto tra i cunicoli di questa galleria sotterranea.

Racconti degli anziani

Secondo gli studiosi sotto Covignano e sotto la città di Rimini esiste un insieme di reticoli ipogei, alcuni di origine romana, adibiti a sepolcri e altri più recenti, riconducibili a cantine per vino, a vie di fuga o ad acquedotti.

Le grotte di Rimini
Le grotte di Rimini

E sono proprio le antiche condotte, che lungo le condutture dell’acqua, che dalla sorgente giungevano fino alla Fontana della Pigna, unica fonte cittadina d’acqua potabile fino al 1912.

Il condotto si unirebbe a quel fitto groviglio di grotte tufacee e passaggi segreti che da Castel Sigismondo conducono fino al Colle di Covignano, tanto che un’entrata segreta si troverebbe proprio al di sotto dell’antica fontana di Piazza Cavour.

Le grotte di Rimini
Fontana di Piazza Cavour

LA GROTTA DEI ROMITI

A Rimini la presenza di strutture ipogeiche è testimoniata nei documenti storici, la città però, vista la quota s.l.d.m. e l’acqua di falda di risalita, non è dotata di una rete di condotti sotterranei particolarmente sviluppata, per il fatto che questi si sarebbero facilmente allagati. Vi sono numerosi luoghi usati come cantine o luoghi per il deposito delle risorse da parte della gente dell’epoca .

Negli anni lo sviluppo della città ha portato alla creazione di tantissime strutture sotterranee che servivano al funzionamento degli edifici quali: fosse da grano, neviere, cisterne, pozzi, camere di scarico rifiuti, latrine, sepolture, ecc…

A Rimini è molto conosciuta la grotta che dalla fontana di piazza Cavour passa per via Poletti e poi si sviluppa sotto piazza Malatesta per dirigersi verso via Dario Campana.

In sostanza era un condotto dell’acquedotto, un po’ come ad esempio quelli di epoca romana. Vista la curiosità suscitata da tali cunicoli, la popolazione riminese negli anni ha creato molte storie e leggende le quali a volte trovano fondamento negli articoli storici. Tra tutte la più conosciuta è quella che vuole che da questo condotto passassero i frati bianchi (i monaci Olivetani) che dalla loro abbazia, oggi complesso di San Fortunato a Covignano. si spostavano in città.

Le grotte di Rimini
Pianta delle Grotta dei Romiti da un rilievo del 1848 di Onofrio Meluzzi

SECONDA GUERRA MONDIALE

Durante la guerra queste grotte furono rifugio per moltissime persone.

Quando nell’estate del 1944 la linea del fronte si attestò in città la situazione peggiorò. Se è vero che i rastrellamenti dei partigiani avvennero nelle “lontane” montagne appenniniche, nelle zone costiere i tedeschi per mesi rastrellarono civili per costruire, attraverso l’Organizzazione Todt, le fortificazioni della Linea Gotica.

La zona costiera della Romagna, da Bellaria a Cattolica, fu militarizzata.
Parte della linea di costa modificata per erigere fortificazioni. Per far posto alle difese militari furono sgomberate e distrutte intere aree da case e alberi. In città fu aperta una vera e propria prigione per lavoratori coatti, gestita dai tedeschi attraverso “kapò” turkmeni con il compito di controllare i lavoratori-schiavi. Interi quartieri prospicienti il mare furono distrutti; case e beni immobili requisiti per essere abbattuti e far posto a fortificazioni e a campi minati. Episodi che non fecero che alzare la tensione tra abitanti e nazifascisti che annullarono ogni possibilità di ricostruire sulle macerie delle proprie case. Secondo Torri, anziano ferroviere di Rimini, fu ucciso dai tedeschi semplicemente perché protestava per l’abbattimento degli alberi della chiesa di San Bernardino. Per motivi simili a Riccione venne repressa una protesta di donne davanti a casa Mussolini.
La città e i comuni limitrofi e le loro popolazione subirono nelle settimane del settembre 1944 un ulteriore e pesante patimento: la battaglia per la conquista di Rimini sconvolse i paesi della Valconca (Gemmano venne rasa al suolo e così anche Mondaino, Montescudo e Coriano, dove si svolse uno degli scontri più duri tra opposti eserciti). Mentre la battaglia infuriava, Rimini continuava a essere bombardata: non più solo da terra ma anche dal mare. Il tiro degli incrociatori alleati era continuo e incessante e costrinse i riminesi a vivere per giorni in rifugi di fortuna, rintanati nelle grotte di Covignano, in scantinati o gallerie.

Nelle foto soprastanti, Via Covignano durante la guerra mentre la gente si andava a nascondere, e lo stesso tratto oggi.

Nei resoconti di quei giorni le settimane del passaggio del fronte sono raccontate come una realtà che travolse le ultime tracce di vita nella città. Le memorie dei sopravvissuti raccontano storie incredibili e spesso dolorose di morti innocenti, di fughe rocambolesche tra bombe e soldati tedeschi.
Naturalmente tutto questo ebbe influenze anche sulla Resistenza locale che, non potendo godere del supporto della popolazione civile scappata dalla città, fu costretta ad organizzarsi con grandi difficoltà fra gli sfollati in campagna e a San Marino.

UN PICCOLO RACCONTO PERSONALE

Ricordo che da piccolo mia nonna mi raccontava spesso di queste grotte e di quando ci si nascondeva, Si mangiava quello che si trovava, dai topi alle erbe. Quando si riusciva a trovare della farina (alimento raro durante la guerra) riuscivano a farsi un po di pane e li, raccontava mia nonna, che erano i giorni più felici. Un altra cosa che raccontava, è di quando cadevano le bombe, “Se sentivi il fischio, voleva dire che cadevano distanti”, se non lo sentivi dovevi solo pregare”

Meluzzi Alessandro

Per quanto si sappia, le grotte di Rimini ormai sono state chiuse. L’unica ancora accessibile è dietro il Convento delle Grazie a Covignano, sotto autorizzazione dei frati.
Si vocifera che ci siano ancora delle entrate nascoste lungo il colle, ma non si sa con esattezza se si tratta di credenza popolare o realtà.

Articolo a cura di Meluzzi Alessandro


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