Riserva Naturale Orientata di Onferno

La Riserva Naturale Orientata di Onferno, situata nell’entroterra della provincia di Rimini, fu istituita nel 1991 ed occupa una superficie di circa 2734 ettari nel Comune di Gemmano con una quota minima di 185 m.s.l.m. ed una massima di 550 m.s.l.m.

Cuore della riserva la formazione di gesso selenico in cui lo scorrere millenario di acque sotterranee ha portato alla formazione delle Grotte di Onferno, la cui cavità principale, lunga 700 m  e profonda 70 m, custodisce la più importante colonia di pipistrelli della regione.

L’area protetta comprende anche le ripide pareti arenacee della Ripa della Morte, i vicini calanchi,i lembi di bosco e le aree coltivate.

Geomorfologia

La successione di strati osservabili lungo la ripa della Morte, dove si passa dalle argille dei calanchi a ripide pareti di rocce in prevalenza arenacee, si è originata dalla sedimentazione di materiali argillosi e sabbiosi in ambienti marini poco profondi durante il Pliocene medio e superiore (3-1,5 milioni di anni fa). Il piccolo e isolato affioramento gessoso di onferno è invece una testimonianza dei complessi movimenti di traslazione che, nel corso degli ultimi eventi dell’orogenesi appenninica, hanno portato nei settori romagnoli tra le valli del Conca e del Marecchia una estesa coltre di materiali eterogenei (la così detta “coltre della Val Marecchia”). Nelle argille si trovano inglobati numerosi lembi di natura diversa come la porzione selenitica di onferno e tra i più estesi spiccano Sasso Feltrio e la rupe calcarea di S. Marino.

Grotte di Onferno

Flora

La vegetazione piú interessante della riserva é quella legata agli affioramenti gessosi e alle aree influenzate dal sistema carsico sotterraneo.

La natura accidentata di inghiottitoi, doline e pareti rocciose ha garantito la sopravvivenza di un lembo del mantello vegetale che un tempo rivestiva l’intera collina riminese. I contrastanti microclimi legati alle morfologie carsiche hanno inoltre arricchito la vegetazione di elementi mediterranei, localizzati nelle stazioni piú assolate e aride, e di specie tipiche di quote piú elevate nei punti piú freschi. Risalendo l’ombrosa e fredda vallecola dal punto in cui si apre la risorgente di Onferno, sulle scoscese pareti gessose vegeta rigogliosa la rara lingua cervina; in posizioni meno impervie compaiono altre erbacee ugualmente insolite a queste quote come dentaria minore (Cardamine bulbifera), arisaro codato, mercorella, ortica mora e bucaneve.

La costante fuoriuscita di aria fresca e satura di umidità condiziona anche il lembo di bosco circostante, dove trovano un ambiente favorevole tiglio ibrido e borsolo, molto raro in regione, che si mescolano a specie comuni nei boschi mesofili collinari come roverella, orniello, acero campestre e acero opalo; frequente é anche l’acero d’Ungheria (Acer obtusatum), presente in regione solo nel settore orientale della Romagna.

Allontanandosi dalla risorgente il sottobosco assume un carattere piú comune: nella lettiera si riconoscono le foglie di aro e di elleboro di Boccone; a primavera fioriscono primula, erba trinità e viole, in autunno il ciclamino napoletano.

Sugli affioramenti gessosi in ombra é diffuso il polipodio meridionale, una felce poco frequente in regione; altri massi sono mascherati da macchie di pungitopo e asparago pungente. Sulle pareti gessose piú assolate il netto cambiamento del microclima si riflette sulla composizione della vegetazione. Il querceto a roverella si arricchisce di sporadiche presenze mediterranee come il leccio, mentre nel sottobosco Smilax aspera e Rubia peregrina, due liane sempreverdi tipiche della macchia mediterranea. Abbarbicati alle ripide pareti gessose si incontrano anche esemplari di alloro, un arbusto introdotto già nell’antichità e ben acclimatato in questi luoghi. 

l margine orientale della riserva, dal suggestivo nome di Selve, é rivestito da un compatto manto boscato. Gli alberi sono in gran parte di sviluppo modesto e governati a ceduo, per gli intensi tagli del passato; solo in un tratto si é conservato un nucleo piú maturo, con esemplari di notevole mole. Nello strato arboreo prevalgono la roverella, piú concentrata nelle zone calde, il carpino nero e l’orniello; sporadici sono cerro, sorbo domestico, acero d’Ungheria e acero campestre. Molto ricco é il corredo di arbusti: i piú abbondanti sono nocciolo, corniolo, ligustro, coronilla e citiso; su di essi spesso poggiano i fusti rampicanti della rosa di S. Giovanni, una specie mediterranea piuttosto diffusa nella riserva. Nel sottobosco erbaceo, oltre alle specie piú tipiche dei boschi collinari, compaiono alcune orchidee molto rare in ambito regionale: Epipactis helleborine ssp. muelleriE. microphylla e Neottia nidus-avis, una specie priva di clorofilla che deve il nome alle radici fittamente intrecciate che ricordano il nido di un uccello.

I ripidi versanti della Ripa della Morte e gli anfiteatri calanchivi alla base sono rivestiti da una rada copertura vegetale che sottolinea l’asperità dei luoghi. Le poche piante che trovano spazio in questi ambienti sono in grado di resistere a lunghi periodi di aridità, alla salinità del substrato, alla franosità e alla incessante erosione dei versanti, che nei periodi piovosi sono interessati da sinuose colate di fango. Prevale Agropyron pungens, una graminacea che forma vasti tappeti punteggiati dai grossi cespi di ceppitoni; piú aderenti al terreno si sviluppano i fusti prostrati della sulla, una leguminosa dalla rossa fioritura. I coni di detrito alla base dei calanchi, soggetti a frequenti ristagni d’acqua, già a fine inverno si rivestono dei gialli capolini di farfaro. La tarda primavera é invece il momento della spettacolare fioritura della ginestra, che tinge di giallo l’area calanchiva, punteggiando anche le zone marginali e gli incolti abbandonati.

Fauna

L’area di Onferno é caratterizzata da una fauna tipica delle colline tra Romagna e Montefeltro. 
Tra i piccoli mammiferi é da rimarcare la presenza del  toporagno appenninico, una specie inizialmente ritenuta esclusiva delle zone montane; nei prati e nei campi coltivati sono comuni  talpa e  arvicola di Savi, mentre nel bosco prevalgono  topo selvatico e  arvicola rossastra; tra gli arbusti fanno il nido  riccio e  moscardino. A partire dalla seconda metà degli anni ’80 si é assistito alla comparsa sempre piú regolare di due nuovi mammiferi piuttosto importanti: l’ istrice e il  capriolo. L’istrice é una specie prevalentemente africana, presente nel continente europeo solo con la popolazione italiana: diffusa in origine sul versante centrale e meridionale tirrenico della penisola, negli ultimi anni ha cominciato una lenta ma costante espansione verso nord e nord-est. Quanto al capriolo, sterminato da tempo nell’area, grazie a ripopolamenti e reintroduzioni ha ricolonizzato parte degli areali originari, trovando nelle colline romagnole un ambiente particolarmente adatto. Sono presenti inoltre lupi e cinghiali.

L’avifauna della riserva é molto interessante. Spicca la presenza accertata di ben otto specie di rapaci, uno svernante, l’albanella reale, e sette nidificanti: gheppio, lodolaio, poiana e albanella minore tra i falconiformi, allocco, barbagianni e civetta tra gli strigiformi. Nelle zone coltivate le specie ornitiche nidificanti piú comuni allodola, storno, quaglia, cuculo e fagiano. Nei cespuglieti, oltre a specie piuttosto familiari come merlo, usignolo, capinera e scricciolo, con un po’ di fortuna si possono osservare anche uccelli meno consueti, spesso legati alle formazioni arbustive: é il caso di strillozzo, sterpazzola, occhiocotto e zigolo nero. Nei tratti a bosco la scarsità di alberi d’alto fusto impedisce di osservare non poche specie forestali tipiche degli stadi maturi:gli uccelli correlati alla presenza di cavità nei tronchi sono rappresentati solo dalle cince (soprattutto cinciarella e cinciallegra) e dal picchio muratore, mentre tendono a mancare i veri picchi. Merita di essere sottolineata la presenza dell’ululone, un anuro che ricorda un rospetto, ma che é facilmente riconoscibile per i colori bluastro e giallo-arancio della superficie ventrale. Quando viene disturbato, reagisce in maniera caratteristica: emette una secrezione irritante, solleva le zampe, si inarca e talvolta si rovescia mostrando il ventre colorato.

L’ambiente ipogeo di Onferno presenta una fauna estremamente peculiare. Il valore naturalistico della grotta é legato in gran parte alla presenza di colonie di chirotteri (pipistrelli), rappresentati da ben 6 specie diverse (8000 individui). Si tratta in assoluto del sito piú importante dell’intera regione. La specie piú significativa e preziosa é il miniottero (Miniopterus schreibersii), un pipistrello assai caratteristico, dal muso corto, la fronte bombata, le orecchie brevi, il pelo corto, denso e vellutato, le ali lunghe e strette. Attivo solo di notte, esce in caccia di insetti con un volo molto veloce, che ricorda quello delle rondini. Il miniottero é presente con circa 2.500 esemplari e frequenta la grotta tutto l’anno, spostandosi di volta in volta, persino durante il letargo, da una parte all’altra del complesso ipogeo alla ricerca del giusto microclima; specie altamente sociale, forma aggregazioni sia in estate per la stagione riproduttiva (colonie d’allevamento, a grappoli), sia in inverno per l’ibernazione. Confusi tra i miniotteri impegnati nei parti e nell’allevamento dei piccoli, in estate si possono osservare gruppi piú modesti di vespertilio maggiore e di vespertilio di Monticelli, due pipistrelli distinguibili soprattutto per il muso stretto e le orecchie piuttosto allungate. Sempre in estate la grotta é utilizzata per la riproduzione anche da una piccola colonia di rinolofo minore: come tutti i rinolofidi é noto anche come pipistrello ferro di cavallo, per la particolare forma di alcune escrescenze carnose del naso. In inverno sono invece presenti minuscole colonie di rinolofo maggiore e rinolofo mediterraneo.

Oltre ai chirotteri le grotte ospitano innumerevoli altre presenze, per lo piú artropodi, di cui sono assai interessanti i diversi gradi di adattamento all’habitat ipogeo: osservabili con facilità nel corso di una visita, per la particolare abbondanza, sono le cavallette del genere Dolichopoda, dalla insolita colorazione bruno chiaro dovuta alla depigmentazione.


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