San Clemente Dati Principali:

  • Popolazione -5.603
  • Superficie – 20.70 km2
  • Densità – 271 Abitanti/Km2
  • Altitudine -179 m.s.l.m.

San Clemente (San Climènt in romagnolo) è un comune italiano di 5 592 abitanti della provincia di Rimini, in Emilia-Romagna, situato a sud del capoluogo. Prima dell’istituzione di quest’ultima, avvenuta nel 1992, apparteneva alla provincia di Forlì (il codice ISTAT era 040039).

Il nome di San Clemente ha origini illustri: esso deriva infatti dal vescovo di Roma che fu terzo successore di San Pietro dall’88 al 97 d.C.

eseguito dal cardinale Anglic de Grimoard per conto della Santa Sede. In questa prima ricognizione topografico fiscale delle Romagna, il cui primo nucleo abitato è ricordato come Villa Capelle Sancti Clementi.
San Clemente appare quindi, alla fine del XIV secolo, come un insediamento dell’entroterra riminese di non trascurabile importanza demografica che gravitava già nell’orbita malatestiana .
Il borgo sorgeva lungo uno dei tanti crinali che collegavano il mare con l’entroterra e da cui facilmente si poteva raggiungere la “strata regalis”, che rappresentava nel medioevo una comoda alternativa alla Flaminia coincidente, approssimativamente, con l’attuale strada statale corianese.

La tradizione attribuisce a Sigismondo Pandolfo Malatesta la costruzione del castello di San Clemente inquadrandola nel generale riassetto delle fortificazioni del Vicariato avvenuto a partire dal 1432.
In assenza a tutt’oggi, però, di riscontri storici oggettivi, è più probabile ipotizzare che la costruzione o ricostruzione delle strutture difensive di San Clemente possano datarsi tra l’ultimo decennio del XIV secolo e la prima metà del XV, dato che le cronache locali riferiscono dell’assedio e della mancata conquista del castello da parte dell’esercito della Santa Sede guidato da  Niccolò Piccinino.
A questa prima fase malatestiana risalgono probabilmente le esili torricelle pentagonali della cosiddetta “rocchetta”, ad Ovest, simili a quelle coeve del castrum di Mulazzano e della Tomba di Sant’Andrea in Besanigo, ed  il portale centinato a sesto acuto Nord. Le tracce ancora visibili sui resti delle mura indicano la presenza di un beccatellato coronato da merlatura a protezione del cammino di ronda.

Nel 1463 il castello passò alla Santa Sede per poi ritornare in mano malatestiana a seguito della vittoria di Roberto Malatesta sulle milizie pontificie nel 1469. Sono gli anni in cui il nuovo Signore di Rimini, rinforzerà le strutture difensive del castello di Coriano e, presumibilmente, quelle di San Clemente. Qui farà costruire due torrioni poligonali muniti di poderose scarpate: uno a Sud Ovest, inglobando una torre quadrangolare più antica, ed un’altro a Sud- Est (ora nascosto dalle case) a difesa della nuova torre portaia realizzata a ridosso della vecchia porta del castello e dotata ora di ponte levatoio.

Nella relazione del Provveditore Malipiero del 1504, redatta per conto della Serenissima le cui milizie avevano occupavano il Vicariato già dal 1503, si legge che San Cimento “dista dieci miglia da Rimini. È circondato da mura alte 8 passi con scarpe alte 3 ed ha una porta
con il ponte levadore
”.

Nel 1509 Giulio II riconquistò San Clemente ed i territori circostanti per la Santa Sede. Le mura con le loro torri, perduta la loro funzione difensiva furono trasformate in luoghi dove facilmente recuperare laterizi e pietre da costruzione da rivendere poi ai privati sostenendo così le magre entrate pubbliche.

Nella notte del 25 dicembre 1786 un disastroso terremoto devastò il territorio riminese non risparmiando il castello di San Clemente: venne inviato pertanto da Pio VI l’architetto Giuseppe Valadier per redigere una perizia “de’ danni causati ai Castelli del Contado di Rimino ed a loro Annessi”. Un secondo sciame sismico colpì il piccolo capoluogo nel maggio e nell’agosto del 1916 danneggiando l’abitato, la casa comunale e la torre portaia, già sopraelevata nel ‘700 e trasformata in torre civica.

Nell’immediato dopoguerra furono demolite e poi ricostruite parte delle mura mentre i torrioni poligonali tardo quattrocenteschi furono trasformanti in abitazioni.

L’amministrazione comunale a partire dal 2000 ha dato inizio ad una ampia campagna di restauro e valorizzazione del circuito del castello e del suo fossato.

A San Clemente resta un lato della Rocchetta con i suoi torrioncini pentagonali fatta erigere da Sigismondo Pandolgo Malatesta, la cinta del paese risulta ancora conservata in larghe parti come pure lo sono i due torrioni pentagonali. Accanto alla torre quadrangolare a Nord Ovest, adibita agli inizi del secolo scorso a macello, si trova una neviera realizzata presumibilmente dello stesso periodo.
La torre portaia, inoltre, conserva ancora ben visibili gli scassi per l’alloggiamento delle travi del ponte levatoio mentre sulle cortine limitrofe si segnala la presenza ancora dei merli alla ghibellina che coronavano le mura ora inglobati in una sopraelevazione.
Il tempo nel piccolo borgo è segnato su di un antico quadrante in pietra (XVIII sec.) e su di un recente quadrante in ceramica opera dell’artista riminese Giò Urbinati, entrambi collocati in cima alla torre civica.

Le frazioni di San Clemente sono Agello, Casarola, Castelleale, Cevolabbate, Fornace, Montemorolli, Sant’Andrea in Casale.

Cod. postale47832
Prefisso0541
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT099016
Cod. catastaleH801
TargaRN
Cl. sismicaZona 2 (sismicità media)
Cl. climaticaZona E, 2 382 GG
Nome abitantiSanclementesi
PatronoSan Clemente Papa
Giorno festivo23 Novembre

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