Storia di Rimini – Il XIX Secolo

Nella storia di Rimini dopo l’ingresso a Rimini di Napoleone Bonaparte, avvenuto nel febbraio 1797, la città fu annessa alla Repubblica cispadana prima e, dal 27 luglio dello stesso anno, alla Repubblica cisalpina. A Rimini fu conferito, anche se per breve tempo, il titolo di capitale del Dipartimento del Rubicone, qualifica che mantenne fino all’unificazione dei due dipartimenti romagnoli, avvenuta nel 1798. L’assetto patrimoniale cittadino fu pesantemente sovvertito per effetto della soppressione degli ordini monastici, ai quali furono confiscati complessi conventuali e proprietà fondiarie.

Il 7 aprile 1799 la città si sollevò una prima volta. Il 30 maggio scoppiò la grande insorgenza riminese. Rimini era presidiata dalle truppe del gen. Fabert, in allarme per l’imminente sbarco di un vascello austriaco. La rivolta fu guidata da un pescatore, Giuseppe Federici. Marinai e pescatori costrinsero le truppe francesi ad asserragliarsi dentro la città. Gli austriaci attraccarono indisturbati e marciarono insieme ai riminesi; i francesi, vista la mala parata, lasciarono la città. Il giorno seguente fu grande festa in città. Contadini, marinai e pescatori. Fabert ritentò l’attacco, ma fu respinto e costretto alla fuga sull’appennino. Fu preso e catturato dagli insorti a San Leo.

A Rimini il 30 marzo 1815, giunto dal Regno di Napoli, Gioacchino Murat lanciò il Proclama di Rimini, attraverso il quale esortò gli italiani a combattere uniti per la costituzione del Regno d’Italia.

Nel 1831 le truppe austriache calarono in Romagna per reprimere l’insurrezione scoppiata nello Stato pontificio che aveva portato alla creazione del governo delle Province unite da parte delle legazioni di Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara. Alle porte della città, in località Celle, duemila volontari combatterono una battaglia contro gli austriaci; lo scontro, ricordato da Giuseppe Mazzini nel suo scritto “Una notte di Rimini”, si concluse con la restituzione del territorio romagnolo allo Stato pontificio.

Sotto il governo pontificio nacque l’industria balneare riminese. Il 30 luglio 1843 fu inaugurato il primo “Stabilimento privilegiato dei Bagni Marittimi”, sul modello delle già affermate località balneari francesi e mitteleuropee. I proprietari furono il giovane medico Claudio Tintori ed i conti Alessandro e Ruggero Baldini. I tre, uniti in società, ottennero un finanziamento di 2000 scudi dalla Cassa di Risparmio di Faenza. L’iniziativa segnò l’inizio di un’attività economica che risulterà di fondamentale importanza per lo sviluppo della città: il turismo.

Nel settembre 1845 un gruppo di patrioti, guidati da Pietro Renzi occupò per pochi giorni la città, prima di essere messi in fuga dall’arrivo di truppe pontificie.

L’annessione al Regno di Sardegna avvenne il 5 febbraio 1860, quando il Consiglio comunale di Rimini votò il provvedimento con due soli voti contrari; l’esito fu confermato dalla volontà popolare l’11 marzo dello stesso anno.

L’anno seguente Rimini fu raggiunta dalla ferrovia Bologna-Ancona (1861). La strada ferrata, posta a mare della città, nella prospettiva di un futuro sviluppo del porto, consentì più agevoli collegamenti con il resto d’Italia, contribuendo in modo decisivo al grande sviluppo dell’economia turistica.

Dopo l’annessione al Regno d’Italia Rimini continuò ad essere al centro di avvenimenti politici di grande importanza. Nel 1872 la città ospitò la conferenza che sancì la nascita dell’anarchismo e la contestuale divisione degli anarchici di Mikhail Bakunin dai seguaci di Karl Marx; due anni più tardi, nel 1874, a Villa Ruffi, alla storica riunione tra anarchici e repubblicani, furono arrestati Aurelio Saffi e Alessandro Fortis, con l’accusa di cospirazione insurrezionale. Nell’agosto 1881 Andrea Costa fondò a Rimini il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna.

Tappe successive dell’ampliamento dell’offerta turistica di Rimini furono la costruzione del Kursaal (1873) e dello Stabilimento Idroterapico (1876). Alla direzione del Kursaal fu chiamato l’illustre fisiologo ed igienista Paolo Mantegazza. I bagni di mare, intesi inizialmente come attività di carattere terapeutico, persero rapidamente questa connotazione e divennero parte del soggiorno aristocratico e mondano dell’alta borghesia. Il cinematografo si aggiunse alle altre attrattive della città fin dal 1897.

Per i facoltosi ospiti del Lido di Rimini, provenienti dall’Italia, dalla Svizzera, dall’Austria e dall’Ungheria, nel 1908 fu costruito il lussuoso Grand Hotel, che contribuì ulteriormente a rafforzare l’immagine della città come località balneare alla moda. L’attività principale del circondario era incentrata tuttavia sulla coltivazione del baco da seta, come si vedeva ancora negli anni cinquanta dalla presenza di tanti gelsi nelle campagne.


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