Storia di Rimini – Lo Stato Pontificio

Nella Storia di Rimini nel 1509, dopo la caduta dei Malatesta e il breve periodo di dominazione veneziana, ebbe inizio il governo pontificio della città, che divenne parte per quasi trecento anni della Legazione di Ravenna. La costituzione sipontina affidò il governo cittadino alle famiglie patrizie, istituendo un Consiglio ecclesiastico costituito da 100 membri provenienti dall’aristocrazia e 30 dalla borghesia, che sfruttarono il proprio potere per garantirsi privilegi a scapito dei ceti sociali più poveri. Dal punto di vista territoriale e politico Rimini non era più capitale di uno stato autonomo, quanto piuttosto una città marginale dello stato pontificio.

La città fu duramente provata dal passaggio dell’esercito imperiale di Carlo V nel 1531 e dal transito delle truppe francesi nel 1577, che razziarono il territorio. A ciò si aggiunsero frequenti inondazioni provocate dalle piene del Marecchia, gravi epidemie e carestie, che colpirono periodicamente la città e le campagne.

Solo alla fine del secolo l’economia locale, basata sull’agricoltura e sul commercio, manifestò una leggera ripresa, dopo essere stata duramente provata da decenni di guerre ed invasioni. Nonostante la decadenza dei traffici marittimi, dovuta alle nuove rotte atlantiche e all’egemonia turca sul Mediterraneo, il porto di Rimini rimase il più importante della Romagna sia per la pesca che per il commercio di prodotti agricoli, tra cui grano, vino e olio. La manutenzione del porto, ritenuto fondamentale per la vita economica cittadina, fu garantita da una bolla pontificia emanata nel 1537, che impose ai centri del contado la partecipazione al pagamento delle spese.

Dal punto di vista urbanistico il Cinquecento fu un secolo di trasformazioni rilevanti ma che non alterarono comunque l’assetto generale della città: il tessuto urbano fu interessato dalla costruzione dell’isolato della torre dell’orologio (1547) nell’attuale Piazza Tre Martiri, dall’apertura (1566) della “strada nuova” (Via Castelfidardo) nel settore orientale e dalla sistemazione (1578) dell’odierna Via Saffi – Via Covignano, che divenne il secondo maggiore collegamento con l’entroterra collinare.

L’attività edilizia del XVII secolo portò alla costruzione e alla riedificazione dei palazzi di numerose famiglie nobiliari – principalmente lungo gli attuali Corso d’Augusto e Via Gambalunga – e alla realizzazione dei nuovi edifici religiosi dei Cappuccini, dei Teatini e della Confraternita di San Girolamo. Negli stessi anni, a dimostrazione di una certa vivacità culturale ed economica, si ebbero anche i primi progetti concreti per il “deviatore” del Marecchia (1607), l’istituzione della Biblioteca civica (1609), ad opera del nobile riminese Alessandro Gambalunga, e la pubblicazione del primo giornale locale, il “Rimino” (1660). Nella prima metà del secolo furono editi anche due tra i più importanti lavori storiografici dell’età moderna a Rimini, il Sito riminese di Raffaele Adimari (1617) e il Raccolto istorico della fondazione di Rimini e dell’origine e vite dei Malatesti (1617) di Cesare Clementini.

Storia di Rimini

Il maggiore intervento all’interno nella storia di Rimini fu però la riconfigurazione della piazza della Fontana (l’attuale Piazza Cavour), dove si ebbero la demolizione dell’isolato di San Silvestro (1613), che la chiudeva sul lato del corso e, sul lato opposto, la costruzione (1615-20) del Granaio pubblico – comunemente chiamato “i Forni”, che ne determinò la separazione dalla piazza del castello.

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Nel 1672 la città fu scossa da un violento terremoto, che provocò il crollo parziale di abitazioni e di alcuni edifici pubblici, tra cui il palazzo comunale, la cattedrale, la chiesa dei Teatini e quella di San Francesco di Paola.

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Nella storia di Rimini il XVIII secolo fu caratterizzato da una grande vivacità della vita cittadina, da un rinnovamento del tessuto edilizio e da una generale ripresa economica, nonostante il ripetersi di alluvioni, passaggi di eserciti e terremoti, che tornarono a colpire la città nel dicembre 1786, provocando danni ingenti a numerosi edifici pubblici e privati. In misura maggiore rispetto al secolo precedente, nel Settecento Rimini si distinse nell’ambito degli studi scientifici e letterari con l’opera degli scienziati Giovanni Bianchi, Giovanni Antonio Battarra e Michele Rosa, del cardinale e storico Giuseppe Garampi e del poeta Aurelio Bertola.

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In questi anni le amministrazioni locali costruirono gli edifici pubblici della pescheria e del macello, promossero importanti lavori di sistemazione del porto e rinnovarono il sistema costiero di torri di difesa contro gli attacchi dei pirati.

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