Il vento

Vento e resistenza arborea

Negli ultimi decenni stiamo vivendo una condizione di estremizzazione climatica dove i fenomeni meteorologici stanno diventando sempre più intensi e pericolosi.


Uno di questi è il vento che, sempre più spesso, durante il passaggio di perturbazioni risulta essere di forte intensità provocando ingenti danni non soltanto alle strutture costruite dall’uomo ma anche alle piante che vengono sradicate.


La velocità del vento che risulta essere critica per la maggior parte degli alberi è 150 km/h anche se piante come le palme da cocco possono resistere anche a velocità maggiori.

Quando un albero cresce in modo naturale, tutte le sue parti individuali sono ben coordinate rispetto al flusso della forza del vento.

Ne deriva che la forza del vento viene catturata dalla chioma (foglie e rami) e trasferita al tronco attraverso le branche principali. Il tronco raccoglie il carico d’aria e lo dirige alle radici dove viene ripartito su quelle grosse e quelle fini ed infine dissipato nel terreno.


Le radici con funzione statica sono quelle atte al mantenimento in posizione eretta dell’albero, all’ancoraggio dell’albero al terreno, all’ammortizazione più o meno intensa della pianta in caso di vento mentre le radici idrotropiche sono quelle atte all’assorbimento di acqua e nutrimenti e non hanno importanza dal punto di vista biomeccanico.

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I processi che portano allo sdradicamento di un albero dipendono da diversi fattori:

DIMENSIONI DELLA PIANTA

Più un albero è di grandi dimensioni in altezza e larghezza più è esposto al carico del vento.

CARATTERISTICHE DELLA CHIOMA

A seconda della forma della chioma (cilindrica, elissoidale, sferica, a cuore, piramidale, colonnare, globosa, a ombrello), ampiezza, densità e compattezza, tipologia di foglie, flessibilità dei rami, “l’effetto vela” sarà più o meno accentuato.

Ad esempio una chioma concentrata verso l’alto come quella di un pino marittimo, determinerà un “effetto vela” maggiore rispetto ad una chioma che si dirada verso l’alto come quella di un abete.

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STRUTTURA DEI SISTEMI RADICALI

Piante con radici lunghe, di grosse dimensioni, che penetrano in profondità nel terreno e molto ramificate hanno una maggiore stabilità e una maggiore capacità di resistenza al vento in quanto queste in grado di ancorarsi ad una grande zolla di suolo.

PROPRIETÀ MECCANICHE DELLE RADICI

Trazione, compressione, flessione e torsione.

CONDIZIONE DI SALUTE DELLE RADICI

Radici malate (marciume, muffe, infestazione di insetti) o radici costrette ad essere confinate in spazi limitati a causa dell’arredo urbano o tagliate per lavori di manutenzione stradale o di costruzione, saranno meno resistenti rispetto a radici sane.

TIPOLOGIA E CONDIZIONI IDRICHE DEL TERRENO

A seconda del tipo di terreno (sabbioso, argilloso, roccioso) in cui l’apparato radicale si sviluppa, la pianta potrà avere un ancoraggio più o meno stabile e resistente al vento mentre maggiore è il contenuto di acqua nel sottosuolo, minore sarà la capacità di resistenza al vento in quanto un terreno impregnato di acqua tenderà a perdere la sua compattezza.

POSIZIONE DELLA PIANTA RISPETTO ALLA DIREZIONE DEL VENTO

Quattro sono gli ambienti in cui una pianta può essere esposta al vento:

1) Foresta

La vicinanza di una pianta all’altra crea un “effetto barriera” che aiuta reciprocamente gli alberi a resistere a forti raffiche di vento.
Inoltre le piante che crescono in gruppo perdono i rami più bassi e in ombra in favore dei rami più alti alla ricerca di luce riducendo così la dimensione della chioma su cui agisce il vento.

2) Aperta campagna

La pianta è completamente esposta al vento ed inoltre la crescita isolata determina la persistenza di rami anche nelle parti basse della pianta incrementando la superficie su cui il vento può agire.

3) Area periurbana

Pianta parzialmente esposta/protetta.

4) Area urbana

Pianta protetta dal vento anche se non vale sempre la completa protezione poichè devono essere considerati anche altri fattori come ad esempio “l’effetto canyon” che si origina tra due edifici adiacenti con incremento della velocità del vento.

Articolo a cura di Paolo Vincenzi


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